Airc e la dieta anti tumore: prima cosa, attenzione al girovita

Seconda, mangiare bene, ma ognuno a seconda di come è. Sì alla dieta Mediterranea, sì agli alimenti anti-tumore, e grande attenzione al giro-vita. Ecco le buone regole a tavola che fanno bene alla vita stilate insieme al Dottore Antonio Moschetta di Airc
Tornano le «arance per la salute», il progetto di raccolta fondi per sostenere l’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro. Sabato 27 gennaio basteranno 9 € per portare a casa 2,5 chili di arance, un contributo per sostenere studi, ricerche, borse di studio programmi speciali. La lotta contro il cancro si fa in team, con il sostegno di tutti, e anche la prevenzione si fa curando il proprio stile di vita sotto molti aspetti. Uno di questi è il cibo. Cosa, quanto e come mangiamo ci aiuta ad avere una vita più sana e a diminuire il rischio di ammalarci.

Ne abbiamo parlato con il Dottor Antonio Moschetta, docente di Medicina interna alla facoltà medica di Bari e alla guida di un gruppo di ricercatori all’Università di Bari. Il suo campo di studi è la nutrigenomica, ovvero la scienza di come i nutrienti possono attivare i nostri geni, e dal 2010 è titolare di un IG (investigator grant) AIRC su Metabolismo dei tumori e regolazione genica insieme a un gruppo di 19 giovani ricercatori. Ecco cosa ci ha detto.

Dottor Moschetta, esistono cibi che fanno bene, anche contro i tumori?
«Sì, è vero che ci sono alcuni cibi che hanno un contenuto di elementi e nutrienti che hanno effetti positivi. Oggi sappiamo che la Dieta Mediterranea riduce fino al 23% in meno sul lungo termine il rischio di contrarre malattie oncologiche e cardiologiche. E anche che i derivati della curcumina sono in grado di uccidere le cellule tumorali, mentre gli estratti di crucifere a base di luteina sono in grado di proteggere dal tumore della prostata. Attraverso la nutrizione possiamo quindi modificare la prevenzione, e anche la prevenzione secondaria: ovvero quando hai un tumore puoi cambiare la capacità del tuo corpo di rispondere ai farmaci. Ma è anche vero che nuovi studi di nutrigenomica dicono che perché un cibo possa fare bene e perché questi nutrienti funzionino, l’organismo deve essere in uno stato di salute».

LEGGI ANCHE
I 31 cibi più sani di sempre

Cosa vuol dire essere in stato di salute?
«È stato dimostrato dagli studi di metabolismo di nutrigenomica che alcuni alimenti – come l’olio extravergine di oliva, il cui uso permette l’attivazione di geni antinfiammatori e antitumorali – funzionano perfettamente bene in un soggetto magro, mentre in un soggetto obeso funzionano il 70% in meno. Ma c’è di più, non solo in uno stato di obesità, di diabete mellito non in fase di compensazione, in uno stato di infiammazion,e i nutrienti anti-tumorali non funzionano, ma è stato dimostrato che anche i farmaci funzionano fino al 35% in meno. Se gli oncologi hanno chiarito che con l’alimentazione, con lo stile di vita, l’esercizio fisico possiamo diminuire la nostra suscettabilità al tumore e diminuirne l’incidenza, al contrario alcuni stili di vita e condizioni fisiche possono aumentare l’incidenza di tumori del 20-25 %».

Quindi dobbiamo essere magri
«Assolutamente: bisogna guardarsi allo specchio e predere decisioni. Un grosso studio dell’American Society of Clinical Oncology ha dimostrato che il soggetto obeso e che mangia male per alcuni tumori ha un rischio di arrivare alla mortalità più alto del 15-20 % rispetto a un soggetto magro. Essere obesi è la casa ottimale che permette al tumore di crescere e aggredire l’organismo».

Cosa succede in uno che è obeso?
«L’accumolo di grasso nella circonferenze addome è un trigger – un’accensione – per creare un’infiammazione sistemica cronica. E l’infiammazione – che nasce per come un fenomeno per combattere qualcosa e proteggere l’organismo – spinta invece in maniera cronica diventa la benzina per la crescita del tumore. La circonferenza addome cambia la carta di identità delle nostre cellule circolanti da un punto di vista genetico e queste cellule vengono richiamate nel tumore, per cui si crea il cosidetto micro-ambiente extra tumorale che fa sì che quello stesso tumore in un soggetto cresce a 5 km/h e in un altro 200 km/h. Inoltre una circonferenza addome più elevata può far elevare la glicemia, l’insulinemia e determinati ormoni sistemici che fanno crescere il tumore. Insomma, la circonferenza addome elevata crea un ambiente suscettibile per la crescita dei tumori».

Qual è la circonferenza addome che non bisogna superare?
«Deve essere inferioriore agli 88 cm nella donna e 94 per gli uomini. Se è superiore non bisogna seguire una dieta anti-tumorale, bisogna innanzitutto dimagrire».

Come fare?
«È molto semplice: dobbiamo tenere conto del bilancio energetico. Dobbiamo tener conto dell’energia che entra (con l’alimentazione) e quella che esce (con il metabolismo basale e l’esercizio fisico). L’obiettivo è sciogliere il tessuto adiposo viscerale: riducendo la quantità di alimenti, modificando la tipologia degli zuccheri, cambiando gli orari in cui vengono aggiunti, contaminare la dieta mediterranea con spezie antitumurali per far sì che i tumori siano di meno e possano essere più curabili».

Come dobbiamo nutrirci?
«Bisogna guardare a ogni soggetto e al suo stato metabolico per stabilire una nutrizione individualizzata e sartoriale, così come succede per le terapie antitumorali: quelle vincenti sono quelle target. Quindi dipende da chi abbiamo davanti. Se io ho un soggetto magro il latte va bene, se sono un obeso il latte lo devo evitare perché è pieno di acidi grassi e ricco di zuccheri che possono dare il picco di glicemia che crea quello stato infiammatorio di cui abbiamo parlato. Tutti noi siamo diversi per geni, per epigenetica, per gli stessi batteri che popolano il nostro corpo. La stessa dieta mediterranea che è il metodo migliore – quindi una riduzione indice glicemico, ritorno ai cereali integrali, ritorno ad abbondanti porzioni verdura, bere molto acqua e camminare molto – è però un pacchetto generico. Non è vero che quello che va bene per me va bene per un obeso».

Come facciamo a scegliere la migliore dieta per ognuno di noi?
«Bisogna capire qual è il proprio stato di salute, quanto è la circonferenza addome, i livelli di glicemia, l’età, il sesso, e qual è la famigliarità, e quindi affidarsi al medico per stabilire una nutrizione e stile di vita adeguati. Chiedendo al medico che siano adatti a noi. Le diete basate sulle chilocalorie non funzionano, e per di più hanno un rischio yoyo molto alto».

LEGGI ANCHE

Gianmarco Tamberi, portavoce di uno stile di vita sano e testimonial Airc

Cosa ci dice della carne?
«Gli studi dicono che la carne lavorata, soprattutto carne rossa, espone a maggior rischio. D’altro canto non c’è nessuno studio che dice che se non mangi carne non avrai il tumore. Io credo si debba essere moderati, anche perché è impossibile pensare che nel futuro mangeremo tutti carne rossa anche solo per un puro fatto di ecologia di sistema. Si tratta di rudurre, se non evitare le carni lavorate, e cercare di ridurre le carni rossa a non più di una ogni 10-15 giorni».

Ci sono altri cibi da evitare?
«Stare attenti alla cottura, ridurre le proteine animali, aumentando le protine vegetali. Il cancro rispetto a 20 anni fa si cura sempre di più, ne curiamo il 57 per cento, ma d’altro canto la modifica che c’è stata della nostra alimentazione li sta facendo crescere come incidenza».

 

fonte: vanityfair.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *