Un documentario per fare luce: “Nel nome di Geova”

Grande entusiasmo per il documentario “Nel Nome di Geova” proiettato per la prima volta all’Eolian di Milazzo. L’autrice Sofia Mezzasalma, nonostante la sua giovane età (18 anni) dopo il video, ha intrattenuto l’affollata platea soffermandosi sulle polemiche che sono scaturite prima della presentazione visto l’argomento spinoso. La diciottenne, alunna del Liceo Impallomeni di Milazzo, in merito ai supposti poteri forti che starebbero alle sue spalle, ipotesi più volte paventata in rete, ha chiarito che la creazione di quest’opera e’ interamente sua, frutto di curiosità umana e professionale (è praticante giornalista), dinnanzi ad una realtà come quella dei Testimoni di Geova in cui si è imbattuta per caso e che ha fatto nascere in lei notevoli perplessità.

L’accostamento di un Dio ( qualsiasi esso sia) – ha spiegato la giovane Sofia –  al verbo odiare (riferendosi alla frase ” Geova odia”……più volte proclamata nelle adunanze e sui siti di questa congregazione religiosa) le è da subito sembrata una contraddizione in termini. Sull’argomento, stimolati dalle domande dei presenti, sono intervenuti don Cesare Di Pietro (Vicario Generale) che ha focalizzato l’attenzione su come la fede sia un cammino e non un pacchetto preconfezionato e che è impossibile e fuorviante soffermarsi solo ed esclusivamente sul dato letterale delle Scritture, soprattutto se questo comporta l’esclusione di chicchessia. Il dottore Benedetto Genovesi (psichiatra/ psicoterapeuta) ha spiegato come in periodi di fragilità emotiva sia “facile” rimanere intrappolati in alcune realtà che “a bocce ferme ” si eviterebbero. Il chirurgo Giuseppe Giannetto, invece, ha attenzionato il quadro normativo in merito al diritto di rifiutare l’emotrasfusione, tracciando anche un excursus su quelle che erano le conoscenze mediche dai tempi delle Sacre Scritture ad oggi .

 

 

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